Polin V. (2004).

Il costo dei figli: una stima svincolata dal benessere (Child Cost: An Alternative Estimation).| In AA.VV. (Eds.) La Bassa Fecondità tra Costrizioni Economiche e Cambio di Valori, Accademia Nazionale dei Lincei

 

Abstract:

Introduzione Il calcolo del costo dei figli, ossia dell’onere che le famiglie sostengono per la loro crescita e educazione, è da tempo oggetto di stima empirica e dibattito teorico tra scienziati sociali, e la letteratura è ormai molto ricca. Il tema sul costo dei figli è spesso associato ad aspetti demografici: si suggerisce, infatti, che a maggiori costi per le famiglie dovrebbe corrispondere una minor fecondità. L’Italia ha il più contenuto tasso di fecondità tra i paesi industrializzati: molte verifiche empiriche affermano che la presenza di figli significhi, per le coppie italiane, oneri aggiuntivi rilevanti che possono incidere nelle decisioni di procreazione 1 . L’obiettivo di questo lavoro è stimare l’effettivo onere derivante dalla presenza di un figlio aggiuntivo per le famiglie italiane con caratteristiche socioeconomiche simili e con uguali redditi. La presente ricerca intende concentrarsi sugli aspetti puramente economici di questo calcolo, ossia su quegli aspetti che possono avere effetti in termini di spesa per il consumo, non aspirando a fornire una spiegazione della relazione tra questo onere e le scelte riproduttive. La nostra analisi si differenzia però dagli studi relativi all’impostazione economica, in quanto non si inserisce nel filone utilitarista che basa la stima del costo su confronti interpersonali di benessere: la nostra stima monetaria del costo privato utilizza il complesso di spesa e non richiede alcuna ipotesi sulla struttura delle preferenze individuali. Il lavoro si articola come segue: nel primo paragrafo si fornisce una breve sintesi dei principali approcci che appartengono all’impostazione economica; nel secondo paragrafo viene spiegato l’approccio alternativo, svincolato dal benessere, adottato in questo lavoro per la stima del costo del figlio; il terzo paragrafo descrive il database utilizzato e contiene una analisi descrittiva della spesa per consumi disaggregata per tipologia familiare e per ordine di nascita del figlio; nel quarto paragrafo si presenta il modello empirico adottato e la relativa procedura di stima, in quello successivo si presentano i risultati ottenuti; nel sesto paragrafo si confrontano le nostre stime con alcune misure beneficia del cofinanziamento erogato dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca a favore dei programmi di rilevante interesse nazionale (COFIN 2000, progetto La bassa fecondità italiana tra costrizioni economiche e cambio di valori, diretto dal Prof. M. Livi Bacci, Università di Firenze). L’autore ringrazia N. Sartor per la costante e preziosa supervisione. Ovviamente, l’autore è l’unico responsabile per gli eventuali errori. 1 Per una rassegna relativa alle principali risposte elaborate dagli studiosi circa il motivo del declino della fecondità in Italia si veda: Dalla Zuanna (1999), De Santis e Livi Bacci (2001).